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giovedì 15 gennaio 2009

Onda vs. massacro

Roma, 17 gennaio ’09 - Appello della Sapienza "Fermiamo il massacro!"

Stop Occupation! Free Palestine!

Roma - Giovedì 15 gennaio 2009

Sono quasi mille le vittime, quasi tutte vittime civili, oltre trecento i bambini, uccisi prima dalla furia devastatrice dell’attacco aereo, poi dall’esercito di terra. Spazzati via gli aiuti dell’Onu, stracciate le tre ore di tregua giornaliera, oscurata l’informazione. La guerra di Israele contro Hamas è in verità un massacro, la striscia di Gaza, un lager a cielo aperto.
Una guerra, l’operazione «piombo fuso», preparata con cura e anticipata da un embargo violentissimo che per mesi ha impedito l’intervento umanitario a sostegno della popolazione civile. Gaza è una prigione, una prigione di morte che non risparmia nessuno, a Gaza si esprime un nuovo atto di quella guerra globale al terrorismo che dal 2001 non ha smesso di creare catastrofi umanitarie e politiche senza precedenti.
Chiaramente stiamo parlando di un conflitto, quello israelo-palestinese che ha una storia lunga, una storia fatta di colonialismo e violenza (l’occupazione da parte di Israele dei territori a partire dal 1967). Nello stesso tempo questa continuità drammatica ha subito in questi anni, dall’assedio di Ramallah ad Arafat nel 2002 fino alla vittoria elettorale di Hamas nel 2006, una mutazione tutt’altro che marginale. La scena palestinese si è frammentata e divisa, basta pensare alle dichiarazioni di Abu Mazen durante l’inizio dell’attacco di terra o alle attività repressive in Cisgiordania. Su tutto, poi, sembra giocare un peso enorme non solo la vicenda libanese dell’estate del 2006, quanto il ruolo di Teheran e la sfida atomica lanciata da Ahmadinejad: questi due elementi sembrano più di altri, sicuramente più dei pochi ed inefficaci missili lanciati da Hamas (formazione integralista, ricordiamolo, rafforzata e non depotenziata dall’escalation militare di Israele), essere causa della violenza devastatrice di Israele.
Queste sono considerazioni importanti che ci aiutano ad inquadrare meglio quanto sta accadendo, fuori da ogni schema ideologico, nella consapevolezza che non esistono soluzioni facili ai problemi che sono in campo e che stanno nuovamente immergendo nel sangue le terre palestinesi.
Nulla di tutto ciò però, ci impedisce di pensare in termini netti la nostra ostilità alla guerra, al massacro dei civili! Nulla di tutto ciò ci impedisce di desiderare la libertà e l’autodeterminazione del popolo palestinese!
Le mobilitazioni mondiali di questi giorni, inoltre, ci dimostrano che questa sensibilità è diffusa e che i palestinesi non sono soli. Sabato 17 ci sarà una grande manifestazione nazionale a Roma e ci sembra necessario dire la nostra e partecipare. Le battaglie che ci hanno visto protagonisti in questi mesi parlano di un conflitto, quello sulla formazione, che non si è ancora chiuso e che sarà al centro delle nostre future mobilitazioni, nello stesso tempo riteniamo fondamentale che l’università, le scuole, gli studenti, non siano indifferenti a quanto sta accadendo nel mondo e in Medio oriente.
Per questo proponiamo di dare vita all’interno del corteo ad uno spezzone universitario e studentesco che sappia dire con rabbia ed indignazione che la guerra deve cessare.

Appuntamento h 14 P. Aldo Moro (poi ci si muove verso il concentramento del corteo)

Stop Occupation!
Free Palestine!

Sapienza in Onda

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