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lunedì 2 marzo 2009

LA SVEGLIA SUONA SEMPRE 2 VOLTE

scritti provvisori per far circolare idee..

LA SVEGLIA SUONA E LA CRISI RI-SUONA..
PIù CHE UNA SVEGLIA URGE UN ELETTROSHOCK
PER DIMOSTRARE CHE
FINITI GLI ESAMI..
FINITI I TEMPI BELLI PEI MAIALI!
appunti per una riscossa:
vol.2

"Forse oggi l’obiettivo principale non è di scoprire che cosa siamo, ma piuttosto di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire ciò che potremmo diventare"
(M. Foucault)

GOVERNO E CONSENSO, LO SPAZIO VACANTE DELLA DEMOCRAZIA
la riduzione dello spazio pubblico della democrazia nelle istituzioni come nella pratica sociale è solo un sintomo. la vera patologia della forma attuale della sovranità vive tutta nella pratica governamentale. la riduzione della politica a tecnica e ad amministrazione dell'esistente fa dell'elemento del consenso una variabile indipendente. in italia l'articolazione dei potentati economici è storicamente legata agli apparati di potere; il controllo dei mass media permette la messa in scena di una rappresentazione della realtà che funziona come catalizzatore delle "passioni tristi", sentimenti istintivi dell'essere umano in quanto animale, tristi perchè legate all'odio, ostentando la forma di ideologie destrorse per sovradeterminare il senso comune, scioglierlo dal contesto sociale e indirizzarlo. la determinazione verticale del consenso indirizza verso il basso la potenzialità conflittuale. di fronte a quest'inedita (apparentemente) forma d'attacco, che non risparmia la costituzione repubblicana, la divisione dei poteri, i diritti e le rappresentanze dei lavoratori, le funzioni istituzionali, rispondere con la mera difesa del paradigma moderno della sovranità rappresenterebbe la riduzione del conflitto a meccanismo di resistenza.
SENSO COMUNE, SOGGETTIVITà, RICONOSCIBILITà
dotarsi di strumenti sempre più efficaci per la costruzione antagonista del senso comune, della contro narrazione, non è più, a questo punto, semplicemente l'ingaggio di una battaglia mediatica e idealistica.
smascherare il meccanismo del consenso attraverso un'operazione culturale dal basso è un'ipotesi titanica, ma non è più rinviabile intenderlo come terreno prioritario di battaglia politica.
se la potenza materiale di conflitto delle esistenze precarie è svuotata a partire dallo svuotamento del suo senso in quanto comune, dallo svuotamento dello spazio pubblico e dalla costituzione della solitudine sociale e dell'emarginazione come strumenti di deflagrazione dentro e attraverso la "classe", giunge imminente la necessità di una nuova coscienza collettiva. ma attenzione: questa non potrà essere desunta a priori da nessuna teoria organica esistente; la possibilità che si dia muove da un grande lavoro di inchiesta collettiva, di ricerca sperimentale, ricerca di nuove forme della soggettività, espressioni dirette e indirette dell'incompatibilità dell'umano con l'esistente delle nuove forme di sfruttamento materiale e intellettuale, della desertificazione dei rapporti sociali, dell'abuso e del controllo sui corpi e sulla vita, della guerra globale come paradigma delle relazioni economiche e politiche.
PRIMI SGUARDI, PRIMISSIMI PAS(S/T)I: RIAPPROPRIAMOCI DI CIò CHE è NOSTRO!
se nel paradiso infiocchettato del neo-liberismo la deregolamentazione dei mercati (liberalizzazioni, privatizzazioni, processi di riforma) ha permesso e incoraggiato la rapina sociale dei criminali, dei banchieri, della casta istituzionale etc. allora un primo nostro sguardo dovrebbe andare al bottino.
i primi passi vanno nella sua direzione, trasformarlo da oggetto di rapina a oggetto di riappropriazione collettiva. la rapina dei potenti infrange la legge ma non viene ostacolata, tuttavia si fonda su una spinta di accumulazione privata. la riappropriazione tenta di ripristinare il diritto fondandosi si un bisogno collettivo, ma anch'essa infrange la legge e viene però repressa.
smascherare collettivamente il nodo con cui contemporaneamente il potere mette al sicuro il suo bottino e si fa garante del bottinaggio brandendo la spada della repressione è un elemento decisivo. aggredire su questo punto non è una prova di coraggio nè un'azione disperata, ma il tentativo lucido di modificare qui ed ora rapporti di forza, condizione di agibilità di un conflitto a venire.